sabato 30 gennaio 2010

31 Gennaio - Dominica in Septuagesima


31 gennaio - Domenica di Settuagesima - Domínica in Septuagésima II classe - Paramenti violacei - Aspersione: Aspérges me - Messa: Circumdedérunt me gémitus mortis - Messa senza Gloria - Epistola: I Corinti, 9, 24-27; 10, 1-5 - Graduale - Tratto - Vangelo: Matteo, 20, 1-16 - Prefazio della SS. Trinità

venerdì 29 gennaio 2010

Vaticano: i vescovi contro la messa in latino

L'accusa del segretario della Commissione Ecclesia Dei, monsignor Perl: "In Italia la maggioranza dei vescovi, con poche ammirevoli eccezioni, ha posto ostacoli all’applicazione del motu proprio che prevede la possibilità di celebrare la Messa secondo il rito antico"


Città del Vaticano - Era stato il Benedetto XVI in persona a riaprire le porte al latino in Chiesa, ridando piena legittimità - e dignità - al rito tradizionale. Ma a quanto pare i risultati non sono particolarmente esaltanti. Si parla, ovviamente, in termini numerici. E quale può essere il motivo? Troppo difficile il latino? Non sembra questo il problema. "In Italia la maggioranza dei vescovi, con poche ammirevoli eccezioni, hanno posto ostacoli all’applicazione del motu proprio sulla messa in latino". E' questa la tesi del Segretario della Commissione Ecclesia Dei, monsignor Camille Perl, nel corso del convegno dal titolo: "Il motu proprio Summorum Pontificum di Sua Santità Benedetto XVI - Una ricchezza spirituale per tutta la Chiesa un anno dopo".



Com'è stato accolto il motu proprio: Perl ha fatto il quadro dell’accoglienza del motu proprio sulla messa in latino a un anno dalla sua promulgazione. Problemi in Italia dunque, ma non solo. "In Germania la Conferenza episcopale ha pubblicato una direttiva molto burocratiche che rende di difficile applicazione il motu proprio". Le richieste da parte dei fedeli provengono da un nucleo di Paesi: Francia, Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti, Australia. In Francia vi sono luci e ombre. Alcuni giovani sacerdoti hanno preso l’iniziativa, ha spiegato monsignor Perl, di celebrare la messa secondo il rito di San Pio V rivisto da Giovanni XXIII senza chiedere l’autorizzazione ai vescovi. "Del resto - ha detto il Segretario di Ecclesia Dei - il Papa aveva messo nelle loro mani il messale antico. Alcuni vescovi hanno appoggiato queste iniziative, altri no"
Ovunque pochi sacerdoti: Ma il problema in Francia come in Germania è, più in generale, la scarsità dei sacerdoti: "Si accumulano sulla mia scrivania le lettere di fedeli di varie parti del mondo che reclamano l’applicazione del motu proprio. Ma bisogna tenere conto del fatto che il numero dei sacerdoti è scarso un po' ovunque. Così un prete che deve già celebrare 3 o 4 messe in un giorno non riesce ad aggiungerne un’altra".
I preti più giovani: Inoltre "bisogna tenere conto che il rito riformato da Paolo VI è in vigore da 40 anni e ci sono molti preti che non sanno celebrare la messa con il vecchio rito; senza contare che sono stati indottrinati secondo una visione precisa: cioè che la vecchia liturgia superata".

Articolo tratto da Il Giornale

sabato 23 gennaio 2010

24 Gennaio - Dominica tertia post Epiphaniam

24 gennaio - III Domenica dopo l’Epifania - Domínica tértia post Epiphaníam II classe - Paramenti verdi - Aspersione: Aspérges me - Messa: Adoráte Deum - Epistola: Romani, 12, 16-21 - Graduale - Allelúia - Vangelo: Matteo, 8, 1-13 - Prefazio della SS. Trinità

sabato 16 gennaio 2010

17 gennaio - Dominica secunda post Epiphaniam

II Domenica dopo l’Epifania - Domínica secunda post Epiphaníam II classe - Paramenti verdi - Aspersione: Aspérges me - Messa: Ómnis terra adóret te - Epistola: Romani, 12, 6-16 - Graduale - Allelúia - Vangelo: Giovanni, 2, 1-11 - Prefazio della SS. Trinità

La riforma della riforma



La crescente diffusione dell’opera di Monsignor Nicola Bux intitolata “La Riforma di Benedetto XVI”  ci offre l’occasione di uscire dall’ambito ristretto della messa in opera del Motu Proprio Summorum Pontificum per fare il punto sulla “riforma della riforma” intrapresa dal Sovrano Pontefice nel campo liturgico e sulla relazione che dovrebbe stabilirsi progressivamente fra le due forme della liturgia romana.

venerdì 15 gennaio 2010

REDEMPTORIS SACRAMENTUM





La distribuzione della santa Comunione:


[88.] I fedeli di solito ricevano la Comunione sacramentale dell’Eucaristia nella stessa Messa e al momento prescritto dal rito stesso della celebrazione, vale a dire immediatamente dopo la Comunione del Sacerdote celebrante. Spetta al Sacerdote celebrante, eventualmente coadiuvato da altri Sacerdoti o dai Diaconi, distribuire la Comunione e la Messa non deve proseguire, se non una volta ultimata la Comunione dei fedeli. Soltanto laddove la necessità lo richieda, i ministri straordinari possono, a norma del diritto, aiutare il Sacerdote celebrante.

[89.] Affinché, anche"per mezzo dei segni, la Comunione appaia meglio come partecipazione al Sacrificio che si celebra", è da preferirsi che i fedeli possano riceverla con ostie consacrate nella stessa Messa.

[90.] "I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi",e confermato da parte della Sede Apostolica. "Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme".

[91.] Nella distribuzione della santa Comunione è da ricordare che"i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli". Pertanto, ogni cattolico battezzato, che non sia impedito dal diritto, deve essere ammesso alla sacra comunione. Non è lecito, quindi, negare a un fedele la santa Comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l’Eucaristia in ginocchio oppure in piedi.

[92.] Benché ogni fedele abbia sempre il diritto di ricevere, a sua scelta, la santa Comunione in bocca,se un comunicando, nelle regioni in cui la Conferenza dei Vescovi, con la conferma da parte della Sede Apostolica, lo abbia permesso, vuole ricevere il Sacramento sulla mano, gli sia distribuita la sacra ostia. Si badi, tuttavia, con particolare attenzione che il comunicando assuma subito l’ostia davanti al ministro, di modo che nessuno si allontani portando in mano le specie eucaristiche. Se c’è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli.

[93.] È necessario che si mantenga l’uso del piattino per la Comunione dei fedeli, per evitare che la sacra ostia o qualche suo frammento cada.

[94.] Non è consentito ai fedeli di "prendere da sé e tanto meno passarsi tra loro di mano in mano" la sacra ostia o il sacro calice. In merito, inoltre, va rimosso l’abuso che gli sposi durante la Messa nuziale si distribuiscano in modo reciproco la santa Comunione.

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